La CTP Reggio Emilia, con la sentenza n. 74 del 18/4/2013, sembra ripercorrere le orme del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli e, rilevata la violazione da parte del D.M. 24 dicembre 2012 dei diritti costituzionalmente garantiti, lo ha disapplicato relativamente all'oggetto dedotto in giudizio. Non e' tardata......


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Accertamento
Redditometro e D.M. 24/12/2012: CTP di Reggio Emilia versus Agenzia delle Entrate
La CTP Reggio Emilia, con la sentenza n. 74 del 18/4/2013, sembra ripercorrere le orme del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli e, rilevata la violazione da parte del D.M. 24 dicembre 2012 dei diritti costituzionalmente garantiti, lo ha disapplicato relativamente all'oggetto dedotto in giudizio. Non è tardata ad arrivare la replica dell'Agenzia delle Entrate, che ne ha escluso, ancora una volta, qualsiasi portata lesiva.

Considerazioni della CTP Reggio Emilia
La pronuncia origina da un ricorso proposto dal contribuente avverso un avviso di accertamento con il quale veniva rideterminato il reddito per il periodo di imposta 2007. L'Agenzia, infatti, relativamente al periodo di imposta 2007 e 2008 aveva rilevato la presenza di elementi indicatori di capacità contributiva incongruenti con i redditi personali dichiarati dal contribuente. Questo ultimo, pertanto, era stato convocato al fine di debitamente documentare la sussistenza e l'effettivo utilizzo di eventuali altre fonti di reddito secondo quanto previsto dall'art. 38, comma 6°, del D.P.R. n. 600 del 1973. In assenza di documentazione idonea a giustificare il possesso di elementi indicativi di capacità contributiva e tenuto conto che il reddito complessivo netto accertabile di discostava per più di due periodi di imposta consecutivi di oltre 1/4 da quello dichiarato, l'Ufficio emetteva il suddetto avviso. Il contribuente in giudizio contestava la legittimità del metodo di accertamento, asserendo che gli indici di capacità contributiva sarebbero stati posti da regolamenti in materia coperta da riserva di legge.
Preliminarmente, la Corte (seguendo un proprio precedente orientamento(1)) osserva che, in virtù dell'istituto del favor rei, il contribuente può sostenere l'applicazione retroattiva dell'art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, così come modificato dal D.L. n. 78/2010, trattandosi di intervento di natura sostanziale.
Nel merito, la Commissione giunge alla disapplicazione, relativamente all'oggetto dedotto in giudizio, del D.M. 24 dicembre 2011, visto l'art. 7 del D.Lgs. n. 546 del 1992, sulla base delle seguenti argomentazioni:
-violazione degli artt. 2, 13, 18 e 21 della Costituzione e degli artt. 1, 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali della UE, nonché dell'art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, poiché prevede la raccolta e la conservazione di tutte le spese del soggetto e del suo nucleo familiare, con conseguente intrusione nella sfera privata del contribuente;
-violazione degli artt. 3, 24 della Costituzione e dell'art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, in quanto renderebbe impossibile fornire la prova di aver speso meno di quanto risultante dalla media Istat;
-accentuerebbe le discriminazioni tra contribuenti, in considerazione della insufficiente differenziazione geografica modellata su ampie categorie;
-il redditometro si presenterebbe come strumento inquisitorio e sanzionatorio, burocratico, stutturato in modo da rendere non sempre praticabile un reale ed efficace contraddittorio.
Le considerazioni dell'Agenzia delle Entrate
La risposta dell'Agenzia (condivisibile) non è tardata ad arrivare ed in primis si sono fugati i dubbi in merito alla applicazione retroattiva del nuovo redditometro, il quale si applica solamente a partire dall'annualità 2009. Una considerazione in senso contrario non potrebbe farsi nemmeno partendo da presunte analogie con l'utilizzo retroattivo degli studi di settore evoluti e di quelli integrati poichè, come chiarito cin Circolare dell'11 luglio 2012, n. 30/E(2), vi deve essere una metodologia analoga che consenta di ritenere comparabili le procedure adottate. Tra "vecchio" e "nuovo" redditometro emerge una sostanziale disomogeneità che non ne consente una applicazione retroattiva.
Per quanto riguarda, invece, le censure mosse in punto di asserita violazione della privacy, il D.M. 24 dicembre 2012 non dispone né disciplina la raccolta di informazioni da parte dell'Agenzia, ma si limita a prevedere che le informazioni sulle spese del contribuente, che sono già in disponibilità della stessa, siano adoperate per il procedimento di verifica della corrispondenza del reddito reale a quelli dichiarati. Oltretutto, ed è bene precisarlo, l'attività di raccolta dei dati si basa, tra l'altro, sulle informazioni comunicate dallo stesso contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, il che porta ad escludere ogni e qualsivoglia evento lesivo.
Osservazioni.
Il percorso logico che ha condotto l'Organo Giudicante alla pronuncia de qua non convince, in quanto sembra basarsi su una lettura del decreto carente di sistematicità.
La Commissione rileva come il decreto ministeriale si riferisca a categorie concettuali non previste dalla normativa primaria, specie laddove sottopone a controllo anche le spese riferibili a soggetti diversi dal contribuente, per il solo fatto di appartenere al medesimo nucleo familiare. A parere di chi scrive non è questo il punto del provvedimento che dovrebbe destare riserve, bensì il comma 2° dell'articolo 2, il quale stabilisce che risultino sostenute dal contribuente anche le spese relative ai beni e servizi effettuate dal coniuge e dal familiare fiscalmente a carico. Non si può non notare a tal proposito come non sia poi così inverosimile che il familiare, nonostante sia fiscalmente a carico del soggetto accertato possa provvedere in parte alle spese (es: spesa per l'energia elettrica o il gas).
Supponiamo che in un nucleo familiare il figlio percepisca una borsa lavoro mensile, di importo modesto e destini parte del percepito al pagamento, ad esempio, della bolletta dell'energia elettrica.
La domiciliazione dell'utenza o la tracciabilità dell'esborso per la stessa faranno la differenza nell'eventualità in cui il padre sia convocato dall'Ufficio in contraddittorio.
Altro aspetto che sembra trascurare l'Organo Giudicante, allorquando biasima l'utilizzo di dati Istat è l'avere l'Agenzia delle Entrate provveduto a tranquillizzare i contribuenti , chiarendo (come era facilmente intuibile, dato che il reddito da determinare deve rispecchiare la posizione del soggetto passivo di imposta) che le sole medie Istat che entreranno subito nel redditometro saranno quelle per "vivere e mangiare", mentre le altre potranno acquisire rilevanza solo in sede di confronto endoprocedimentale. Non vi è, dunque, una imputazione indiscriminata a priori, ma una imputazione, se effettivamente tale, a posteriori, sulla base di un reddito totalmente effettivo (in prima battuta l'accertamento redditometrico è, in realtà, un accertamento puro) secondo il quantum in concreto emergente ed appurato tramite una fattiva collaborazione tra Agenzia e contribuente che elide la presunta asimmetria tra le stesse parti (e questo aspetto viene trascurato dall'Organo Giudicante di cui in questa sede si discute).
L'unica asserzione in parte condivisibile attiene alla censura della suddivisione dei contribuenti in cinque macro categorie territoriali: la predetta, infatti, si rivela, insufficiente potendo all'interno della stessa area territoriale vi possono essere forti oscillazioni a seconda del quartiere in cui il contribuente vive. Tuttavia, questa suddivisione può costituire addentellato per il contribuente al fine di eccepire in sede di contraddittorio la non applicabilità della stessa al caso concreto, facendo valere l'appartenenza ad una micro- area (periferia, piccolo centro) e per contestare, quindi, il minor reddito.
Ma il punto che lascia alquanto sconcertati è l'applicazione retroattiva del redditometro. Per controbattere è sufficiente basarsi sull'art. 22 del D.L. n. 78 del 2010 il quale, riscrivendo appunto l'art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, ha previsto che il nuovo accertamento abbia effetto "per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto", quindi per i periodi di imposta 2009 e successivi .
Oltretutto, l'impostazione della Commissione reggina sembra contraddittoria: l'articolo 38 del D.P.R. n. 600 del 1973 non può essere letto isolatamente, poiché trova il suo naturale completamento nel D.M. 24 dicembre 2012. Ora, essendo questo lo scenario in cui deve muoversi il contribuente, come si può, al contempo, predicare l'illegittimità del decreto ed ammettere l' applicazione retroattiva per il principio del favor rei, dell'articolo 38 del D.P.R. più volte citato che, come visto, rimanda al suddetto decreto?
Sia la pronuncia in questione, sia quella del Tribunale di Napoli, sez. Pozzuoli, sono la dimostrazione palpabile della volontà di abbandonare il tradizionale ruolo nomofilattico per assumere indebitamente e pretestuosamente quello nomogenetico, dando vita ad orientamenti caratterizzati da deprecabili prese di posizione nei confronti dell'Agenzia.
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Comm. trib. prov. Reggio Emilia, Sez. II, sentenza 18/04/2013, n. 74
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(1) Commissione Tributaria Provinciale Reggio Emilia, sentenza 9 ottobre 2012, n. 272, in Il Fisco, n. 46/2012, fasc.1, pagg. 7404 ss., con nota di P. TURIS, Computo dello scostamento utile per l'utilizzo del c.d. "redditometro".
(2) In www.agenziaentrate.gov.it
(3) In occasione di un video forum dell'8 febbraio 2013 con le associazioni di categoria.
(4) Oltre che nel Comunicato del 18 aprile 2013 dell'Agenzia, di cui supra nel testo, l'applicazione del redditometro ai periodi di imposta dal 2009 in poi era stata formalizzata anche nella Circolare dell'Agenzia delle Entrate del 15 febbraio 2013, n. 1/E, in www.agenziaentrate.gov.it. Tale posizione, tuttavia, non è condivisibile poiché, giustamente, il contribuente "dovrebbe essere edotto, sin dal momento della predisposizione della dichiarazione dei redditi, degli indizi, delle modalità e degli strumenti attraverso i quali l'amministrazione può procedere alla rettifica della dichiarazione stessa". Così G. MARONGIU, Le nuove tipologie di accertamento oltre il sintetico, in Atti del Convegno "La concentrazione della riscossione nell'accertamento. I venerdì di diritto e pratica tributaria", Sanremo 3 e 4 giugno 2009.