OSSERVATORIO MECSPE 2017: andamento positivo per le PMI della meccanica e subfornitura, sempre più orientate verso la Fabbrica Digitale 4.0

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OSSERVATORIO MECSPE 2017: andamento positivo per le PMI della meccanica e subfornitura, sempre più orientate verso la Fabbrica Digitale 4.0

mecspe 2017 parma

Un comparto vitale, che si è lasciato alle spalle la congiuntura negativa e che guarda con fiducia alle prospettive di sviluppo offerte dalla quarta rivoluzione industriale: è questa la fotografia delle imprese italiane della meccanica e subfornitura scattata dall’Osservatorio MECSPE, realizzato da Senaf in occasione di MECSPE.

La manifestazione punto di riferimento per il manifatturiero 4.0, che, con 2.051 aziende presenti, si è aperta oggi a Fiere di Parma, fino al 25 marzo. Secondo l’Osservatorio MECSPE, infatti, per le pmi della meccanica e subfornitura, il 2016 si è chiuso con fatturati in crescita per quasi la metà (48,7%) e una situazione occupazionale positiva: se per il 44% il numero di addetti non è variato, è stato ben il 46,8% ad assumere nuovo personale. Positivi anche i risultati prospettati per il 2017: il 56,6% prevede un incremento del proprio fatturato e una situazione occupazionale stabile (49,8%) se non in crescita (46,2%). Una situazione che soddisfa gli imprenditori, con solo un 5% insoddisfatto e ben sei su dieci (59,9%) ampiamente appagati dall’andamento attuale della propria azienda.

«Per oltre la metà degli imprenditori il mercato è tornato a essere solido e continuerà a offrire nuove opportunità di business – commenta Emilio Bianchi, Direttore di Senaf – Le imprese sono chiamate a rivedere il proprio paradigma produttivo, a fronte di una trasformazione che sta interessando il settore ed è orientata verso la digitalizzazione e l’integrazione di tecnologie sempre più evolute nei processi produttivi, per renderli snelli, efficienti e altamente performanti. Forti di un ritrovato slancio economico, gli imprenditori non sono per nulla spaventati da questa evoluzione: continuano a investire in R&D e sono sempre più quelli che si orientano verso il modello della Fabbrica Digitale 4.0».

Grazie al Piano Calenda e al sostegno del Governo, infatti, la prospettiva di un manifatturiero italiano 4.0 è in netto miglioramento tra gli imprenditori, anche se per il 55,1% è un traguardo ancora lontano. Nel frattempo, però, la metà delle imprese afferma di avere una strategia e una visione d’insieme chiara sul proprio futuro come ‘Fabbriche Intelligenti’ e su come integrare le tecnologie 4.0 nei propri processi per ottimizzare la produzione. Per quasi la metà (49,7%) la digitalizzazione generale raggiunta in azienda è buona, soprattutto quando si parla della relazione con il cliente e dei canali di vendita (57,1%) e della progettazione e sviluppo del prodotto (54,9%).

Per raggiungere questi risultati, le PMI hanno investito una quota variabile dei propri ricavi.  A oggi, se oltre la metà (50,5%) ha dedicato meno del 10%, è comunque un buon 36,6% che ha superato questa quota, e andrà meglio nei prossimi anni. Quasi la metà delle imprese italiane (49,2%) prevede di dedicare oltre il 10% dei propri ricavi agli investimenti in tecnologie 4.0: quasi quattro su dieci (38,7%) investiranno tra l’11 e il 25% dei propri ricavi e il 10,5% oltre il 26%. Un incremento di budget che si spiega anche alla luce del maxi piano di ammortamenti previsto dal Governo per l’introduzione di macchinari e soluzioni 4.0, il quale sarà ampiamente sfruttato dalle aziende italiane (lo afferma il 47,9%): se oltre un quinto delle imprese italiane ne farà ricorso per la prima volta (21,2%), il 26,3% ne farà richiesta dopo aver già beneficiato di quello del 140%.

Un numero destinato ad aumentare dopo i chiarimenti della circolare direttoriale del 15 febbraio 2017 su quali beni rientrano tra gli investimenti 4.0, che aiuteranno il 25,8% delle imprese in dubbio, a capire se effettivamente ne potranno usufruire.

Le pmi della meccanica e della subfornitura, che a oggi hanno introdotto nuove tecnologie abilitanti, hanno privilegiato soluzioni per la sicurezza informatica (30,6%), la robotica (20,7%), la meccatronica (20,1%), il cloud computing (16,5%) e la simulazione (16,2%), che saranno oggetto di ulteriori investimenti  nel corso del 2017. A fine anno, perciò, la sicurezza informatica sarà presente in oltre un terzo delle aziende (35,7%), in oltre un quarto ci sarà robotica (25,8%) e meccatronica (26,4%), mentre oltre un quinto si doterà di cloud computing (23,7%) e soluzioni di simulazione (21,3%). Durante il 2017, però, sarà l’internet of things a godere degli investimenti maggiori, arrivando a registrare un +12% e a essere così presente in quasi un quarto delle imprese italiane (24,9%).

L’integrazione di queste tecnologie abilitanti 4.0 nei processi produttivi porterà vantaggi soprattutto dal punto di vista dell’ottimizzazione del controllo della qualità dei processi (78,8%) e di quella in real time della supply chain (50%). Seguono il monitoring da remoto (38,6%), il miglioramento dei consumi energetici (34,8%) e la possibilità di una manutenzione predittiva (33,2%).

Al processo di trasformazione delle imprese in fabbriche intelligenti, digitali e connesse, ci sono però alcuni ostacoli, come l’incertezza del rapporto investimenti-benefici, (44,9%) il loro costo (34,6%) e la necessità di avere personale formato (33,5%). Altra difficoltà è l’arretratezza delle altre aziende con cui si collabora (26,5%).

«In attesa dei nuovi percorsi professionali e universitari per i lavoratori di domani, e dei Competence Center e Innovation Hub previsti dal Piano Calenda per l’alfabetizzazione delle imprese, servono oggi momenti di incontro tra le aziende, in cui confrontarsi, scambiare opinioni ed esperienze, e toccar con mano i vantaggi competitivi di questa quarta rivoluzione – precisa Emilio Bianchi -. Le grandi imprese, infatti, credono di poter essere modello per le piccole: un processo a effetto domino che va assolutamente facilitato e supportato. Con il progetto Laboratori MECSPE – Fabbrica Digitale avviato quest’anno a Vicenza e a Bari e che vogliamo proseguire nei prossimi mesi, e questa nuova edizione di MECSPE, in cui saranno protagoniste le tecnologie abilitanti, vogliamo aiutare il manifatturiero a trovare la via italiana per l’industria 4.0».

OSSERVATORIO MECSPE – SINTESI SULL’ANDAMENTO ECONOMICO DEL COMPARTO DELLA MECCANICA E DELLA SUBFORNITURA 4.0

L’andamento aziendale attuale risulta complessivamente soddisfacente per le imprese del comparto della meccanica e della subfornitura, con il 59,9% degli imprenditori che parla di performance aziendale molto positiva, il 35,1% che si dice mediamente appagato e solo il 5% contrariato.

Soddisfazione che si può in parte spiegare guardando, in prima battuta, all’andamento generale nel 2016 e alle previsioni per l’anno in corso.

Nel 2016 rispetto al 2015, infatti, i fatturati sono stati in crescita per il 48,7% delle aziende, mentre il 39,1% dichiara stabilità e il 12,1% un calo.

Sul fronte occupazione, il numero di addetti è aumentato per il 46,8%, mentre si è mantenuto complessivamente stabile per il 44%; solo un 9,2% ha dovuto ridurre il personale.

Il portfolio ordini è giudicato “adeguato” ai propri livelli di sostenibilità finanziaria dal 69,8% delle imprese, contro un 30,2% per cui è insufficiente. Segnali positivi per quanto riguarda la liquidità che è ritenuta buona per la metà degli imprenditori (50,8%), sufficiente per quasi quattro imprenditori su dieci (38,8%), negativa per il 10,4%.

Per quanto riguarda le previsioni per il 2017, sul fronte dei fatturati il 56,5% si aspetta una crescita del fatturato, il 38,8% stabilità, mentre solo il 4,7% prospetta un calo; mentre su quello dell’occupazione, se il 49,8% dichiara di voler mantenere stabile il numero di addetti, il 46,2% prospetta incrementi e solo un 4% prevede cali.

EXPORT

L’export resta fattore di traino per le pmi italiane con quasi 8 su 10 (76,7%) che dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un’incidenza variabile. Il 32,7% dichiara di realizzare all’estero meno del 10% del proprio fatturato, il 15,3% “dall’11% al 25%”, l’11,6% “dal 26% al 45%”, il 10,2% “dal 46% al 70%” e il 6,9% “oltre il 70%”.

Chi esporta punta prevalentemente verso gli Stati dell’Europa Centro-Occidentale (81,3%), seguiti da quelli dell’Europa dell’Est (30,5%) e del Nord America (26,2%). Circa il 22,5% esporta in Asia, mentre il Medio Oriente per il 16%, il Sud America per il 15%, la Russia per il 10,7%, l’Africa Settentrionale per il 7,5%, l’Oceania per il 5,9% e l’Africa Meridionale per il 2,7%.

Non ci sono dubbi sul futuro del mercato in cui si trovano a operare le singole aziende: nei prossimi 3 anni, solo l’8,5% si aspetta una contrazione del mercato contro un 53% apertamente convinto del suo sviluppo e un 38,5% che crede non ci saranno grosse variazioni rispetto all’andamento attuale.

In questo orizzonte economico, le pmi continuano a credere nell’importanza della ricerca e sviluppo (92,4%), investendo quote diverse dei propri fatturati. Il 49,6% vi destina meno del 10%, ma è ben il 25,2% a investire tra l’11% e il 20%, mentre il 10,8% supera questa soglia.

FONTE: giornaledellepmi.it

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